21/02/09   IL SENTIERO DELL'INDIANO (dal Passo del Lucese)

 

E' difficile descrivere a parole questa escursione: mitica direi, ma molto tecnica, troppo tecnica forse.  Sicuramente la più difficile che abbia mai sperimentato. Sulla griglia di partenza Raffa, Mirko e Davide.

Si parte dal Passo del Lucese per stradina asfaltata: dire stradina è un eufemismo, vista la pendenza e la larghezza pare più una mulattiera bitumata che altro. Non c'è neve da nessuna parte, siamo troppo vicini al mare. Per trovarla devi andare oltre i passi di crinale. Finito il bitume ci inoltriamo nel bosco particolarmente ricco di verdi agrifogli; ogni tanto siamo costretti a scendere dalla bici per superare qualche roccetta.

Ad un tratto alziamo lo sguardo e ci scorgiamo tra gli alberi un'immagine spettrale, diafana ed eterea. Ci avviciniamo quasi timorosi e con passo lento. Un curioso sistema di stalagmiti di ghiaccio, di qualche metro di altezza ed altrettanti di larghezza, si è formato nel bel mezzo del bosco. Ci guardiamo perplessi intorno: non c'è traccia di neve, nemmeno una chiazza sporca. Una stregoneria - ci diciamo, ma poi notiamo nelle immediate vicinanze un tubo in polietilene danneggiato da cui fuoriesce uno zampillo d'acqua a forte pressione, quasi invisibile da lontano: ecco l'artefice di questa magnifica cattedrale di ghiaccio!

Solo dopo aver risolto poi il mistero ci sentiamo in dovere di ripartire. Il sentiero ora si fa più accidentato, scendiamo dalla bici. Con amarezza ci appare all'improvviso uno scenario lunare: ettari ed ettari di quello che solo pochi mesi prima ricordavamo essere praterie e boschi verdi ora sono brulli ed inceneriti da un devastante incendio. Le tracce si moltiplicano e si confondono, ma seguiamo il crinale ed arriviamo a Foce del Termine. Risaliamo poi alla Foce del Pallone e quindi al bar Alto Matanna.

Il ritorno dal Matanna alla Foce del Termine avviene per la stessa via dell'andata, ma in discesa è quasi tutto fattibile in bici, a patto di valutare bene le traiettorie da percorrere. Ci fermiamo solo qualche minuto perché incontriamo un gruppo di free-riders che risalgono portando in spalla i loro mezzi. Uno di essi mi riconosce: i ricordi vanno al maggio dell'anno scorso a Foce a Giovo, quando lo incontrai per la prima volta  e percorsi con lui ed un suo amico un tratto della strada ducale e buttandoci poi  in una memorabile discesa sulla neve dal Passo di Annibale a Casa Coppi nelle piste della Val di Luce.

 

Stalagmiti di ghiaccio

Particolare del blocco di ghiaccio

Il Piglione
     
     

Rudere

Terra bruciata Verso la Foce del Termine
     

Alla Foce del termine imbocchiamo un sentiero in salita e sassoso, ma poi diventa ciclabile. Infine diviene una strada asfaltata a Rianchiani, ma priva di traffico ed assai panoramica. Dopo qualche chilometro arriviamo al Capo dell'Indiano: da qui inizia una tecnicissima discesa, di oltre cinquecento metri di dislivello, che ci conduce a Convalle. Una discesa per free-riders, che bisogna affrontare con spirito adeguato. Qualche passaggio lo by-passiamo, lo confessiamo senza vergognarcene, ma nel complesso la discesa è mitica.

Arrivati a Convalle decidiamo di passare per il centro, e la scelta si rivela azzeccata: una lunghissima scalinata, tutta fattibile e piacevolissima, tra case in sasso e stretti vicoli, ci porta ad un belvedere al quale ci sentiamo in dovere di fermarci.

Ora ci attende una non corta risalita, su asfalto, al Passo del Lucese: la stradina non è poi così trafficata e ci permette di ammirare le recenti ed ardite opere di sistemazione forestale per la messa in sicurezza del versante di destra idrografica della valle del Pedogna.

Il giro si conclude degnamente presso il bar-ristorante del Lucese, in compagnia dei salumi di Gombitelli.

 

Alla prossima !!!

     

Davide

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