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Normalmente nel diario di bordo vengono
riportate quelle uscite particolarmente partecipate in quanto, più persone
ci sono, più ci si diverte e più è facile che qualcuno compia qualche
asinata o che spari qualche coglionata. E più è facile il compito di chi
scrive il diario di bordo.
Questa uscita quindi viene qui
descritta o perché in due siamo riusciti a compiere più stupidate che in
dieci (10?) o perché si è dimostrata particolarmente interessante, sia dal
punto di vista paesaggistico, storico ma soprattutto tecnico (con una
ciclabilità del 98%): forse sono vere entrambe le cose, ma lascio a voi
lettori l'ardua sentenza.
L'idea di partenza era molto semplice: partire da Cutigliano (PT) (783 m
s.l.m.), arrivare a Passo di Croce Arcana (1737 m), fare una puntatina al
Lago Scaffaiolo, poi un giretto nel modenese e tornare al punto di partenza
magari sfruttando uno dei pistini da down-hill. Per non fare troppo
dislivello allora abbiamo giocato sporco: c'è una modernissima cabinovia
pronta per noi, sfruttiamola! In 6 minuti saliamo gli 800 m circa che
separano Cutigliano dalla Doganaccia (1547 m), con una velocità di 8 minuti
al secondo (direi proprio come gli impianti d Febbio2000!): i 6 minuti più
lunghi della giornata per Mirko, in balìa dei rollii e dei beccheggi della
cabina ad almeno un centinaio di metri dal suolo! |
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Funivia alla
Doganaccia |
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Dunque si parte in salita, voltando le
spalle ai pistini da down-hill e puntando al Passo di Croce Arcana (1675 m):
la salita non è tanta, ma imbocchiamo un sentiero assai ripido che ci taglia
gambe, fegato e anima ancora prima di partire. Ad un certo punto decidiamo di ripiegare
per la stradina ghiaiata lì vicina. Una foto di rito al Passo (qui a dx) e
poi ci voltiamo in direzione Lago Scaffaiolo: ci aspetta qualche chilometro
di crinale e temiamo che non sia ciclabile. Invece risulta essere ciclabile
quasi al 100%, solo qualche sasso insidioso a volte ci minaccia e ci impone
la massima attenzione. Passaggi tecnici a non finire dunque, ma direi tutti
fattibili. Mirko è alle stelle: ogni tre secondi grida: "questo sentiero è
una bomba!" ed io di rimando: "è una favola!". Se un sentiero è così in
salita figuriamoci a percorrerlo in discesa! |
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Passo di
Croce Arcana |
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Arriviamo allo Scaffaiolo (1784 m)
veramente carichi: come se non bastasse ora il panorama si arricchisce di
due nuove perle: la vista sul lago (direi magico) e sul Corno alle Scale.
Solo le nuvole ci impediscono di vedere molto lontano: peccato. Vorrei fare
100000 foto e comincio con la prima (qui a dx), ma poi familiarizziamo con un
biker solitario con una strana bici: ha sia i freni a disco che i v-brake,
sembra da discesa (ed in effetti è un cancello da almeno 16 kg), ma intuiamo
che è uno di quei casi che ti possono dimostrare quanto poco conti la MTB
che monti e quanto conti il biker. Quindi umilmente gli chiediamo qualche
consiglio sugli itinerari della zona. |
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Lago
Scaffaiolo |
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Il biker si dimostra una miniera di
informazioni e, soprattutto, sapendo che veniamo fin da Reggio per vedere
questi posti è contento di farceli conoscere e ci propone di accompagnarlo
per il sentiero 401/339/401 fino al Passo della Riva (1454 m) e poi per il
445 fino a Capanna Tassone, che dice essere uno dei top della
zona: accettiamo al volo, senza pensare alle eventuali distanze e dislivelli
che avremmo dovuto affrontare. Di foto non ne ho avuto il tempo di farle. Si
inizia con un abbassamento significativo della sella e con tornantini un po'
sassosi ma fattibili e divertenti, per poi scendere in un bel single-track.
Ad un certo punto i sassi diventano un po' troppi e - tra me e me - comincio
a chiedermi se ho fatto bene ad accettare i consigli del biker ed a
seguirlo. Comunque lui non scende quasi mai dalla sella, mentre noi facciamo
almeno un centinaio di metri (e forse poco più) a piedi. Poi ci dice: "sì,
qui era un po' sassoso, ma ora ricomincia il divertimento!". Ed in effetti
il divertimento inizia davvero: una bellissima discesa in single-track che,
se impari a conoscerla, la fai tutta d'un fiato fino a Capanna Tassone (1316
m). Un vero gioiellino questo sentiero (e abbastanza lungo): peccato che sia
finito (sentieri del genere non saziano mai). |
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Una sosta a Capanna Tassone (ottimo
punto tappa) ci ritempra e poi, su forestale (ahimè: non interdetta al
traffico!) risaliamo con pendenza costante (ed abbastanza sostenuta) al
Passo di Croce Arcana. Un altro bellissimo sentiero ci riconduce agli
impianti di risalita della Doganaccia. Qui salutiamo il nostro amico e
cominciano i guai. Da qualche parte ho letto - non so dove - che il pistino
da down-hill non è poi una cosa così difficile da percorrere e che una bike
All Mountain è sufficiente. Sono d'accordo per la bike, ma NON sul fatto che
sia FACILE: ma andiamo per ordine. |
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Discesa da Passo di Croce Arcana. |
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Iniziamo il percorso con un bel discesone che si restringe
poi a single-track più o meno guidato ed un saltone alla Monteduro. Ci si
presentano poi tre possibilità: la pista blu, la rossa e la nera. Scegliamo
il pistino rosso e lo percorriamo per un bel po', ma altro non è una carraia
bella all'inizio (terra battuta), ma ghiaiata (anche un po' ciottolosa) poi,
in cui si acquisisce in breve elevate velocità. Non è remunerativa per un
normale biker.
Ad un certo punto (credo a quota 1000 m circa) ne abbiamo
avuto abbastanza di questa carraia (che, se fatta piano ha difficoltà
pressoché nulle e non presenta grandi interessi) e, incrociato il sentiero
nero alle nostre spalle (un single-track interessantissimo), rimpiangiamo di
non averlo imboccato subito. Più avanti rivediamo il sentiero nero in
discesa e lo imbocchiamo senza pensarci su due volte: dapprima è stupendo e
tecnicamente impegnativo, poi, in almeno tre punti, diventa troppo
impegnativo per noi e decidiamo di non rischiare: qualche tratto troppo
pendente, seguito immediatamente da tornantini abbastanza stretti li
facciamo a piedi, poi riprendiamo ed arriviamo al parcheggio dove abbiamo
lasciato la macchina.
Una cosa è certa: per un normale biker la rossa ha difficoltà
(e bellezza di percorso) pari a zero (in una scala da 1 a 10), la nera vale 10 !!! non
c'è proporzionalità !!! |
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Alla fine abbiamo percorso qualcosa
come 1000 m di dislivello in salita (o poco più) e 1800 m in discesa in 30
km, ma quasi non si sentono; un giro di mezza giornata in un giorno di mezza
estate! Dopo una giro del genere, come non
finire in territorio toscano con una bella fiorentina da 1 kg, con contorno
di patate ed una deliziosa torta ai mirtilli? Forse - e qui utilizzo una
frase fatta ma la voglio comunque scrivere - è stato il momento più
impegnativo della giornata. |
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Mirko alle prese con la fiorentina. |
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Debbo dire che mi dispiace molto che il
giro dell'Orrido di Botri non si sia potuto fare, per il fatto che sarei
stato molto felice far conoscere un angolo di paradiso praticamente
incontaminato a quante più persone possibile, proprio come al biker
incontrato allo Scaffaiolo faceva piacere far conoscere le sue montagne
a me ed a Mirko. Ma ho in mente altre mete, altri progetti ed altri luoghi
da esplorare ed il tempo libero è così poco... non so se o quando lo si
potrà riproporre: forse il prossimo anno, forse... |
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Davide |
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| Ecco qui la versione di Mirko: |
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Ciao
giovani baldanzosi, questa volta l’escursione ve la racconto anch'io, cioè
Mirko.
La protagonista è la “gita” di domenica 24 agosto 2008, la giornata che era
stata dedicata da calendario all’Orrido dei Botri, programma che anche
questa volta è saltato causa ferie di massa.
Aria di ammutinamento si avvertiva già dal venerdì, quando con Davide
abbiamo deciso di buttarci in una giornata all’insegna della scoperta. Dopo
una sveglia impossibile (5:30), la partenza alle 6:30 e l’arrivo programmato
per le 9:00 (Cutigliano non arrivava mai!), Davide decide di dirmi che di
certezze per la giornata ce ne erano solo due: la prima era la discesa dalla
pista di Down Hill e, la seconda, me la sbatte davanti dopo 50 metri dal
parcheggio, ed era la cabinovia (TERRORE! Per me questa è stata la
difficoltà maggiore del giro!). Superata questa prima asperità, erano poco
meno delle 10:00, siamo finalmente montati in sella. Saliamo fino al passo
di Croce Arcana, circa a un km e mezzo su carraia percorribile anche dalle
macchine,ma ovviamente noi abbiamo preferito una variante da Off Road, però
non è andata esattamente come speravamo.
Da qui, dopo le foto di rito, abbiamo imboccato il sentiero 00 verso il lago
Scafaiolo, ed abbiamo trovato la prima dolce sorpresa: uno splendido single
track a mezza costa, tutto pedalabile e quasi pari fino al lago. All’arrivo
siamo rimasti senza parole né fiato,complice anche il tempo che per metà
sentiero ci ha accompagnati con una nuvola bassa e cinerea, che non
prometteva niente di buono.
E invece, con l’aprirsi del cielo, il colore è divenuto turchese e
limpidissimo risaltando la vallata splendida mirabile dal laghetto.
Giunti qui Davide aveva terminato il suo programma e non avevamo ben chiaro
le alternative sul da farsi. Avvistiamo un ciclista e, decisi, ci siamo
avvicinati, era l’unico biker presente al lago al nostro arrivo (il quale,
oltretutto, ci ha pagati nella salita); gli chiediamo qualche informazione e
lui, ben lieto di rispondere, ci riempie con un milione di possibilità che
ci si presentavano. Poi ci chiede giocondo se volevamo aggregarci a lui,
attraendoci col dire che l’itinerario che si accingeva a percorrere era il
suo preferito e promettendoci che non sarebbe stato massacrante.
Dopo pochi secondi io e Davide estasiati dai racconti dell’ometto accettiamo
la proposta. Dal lago Scafaiolo quindi imbocchiamo una nuova traccia singola
che scende verso il modenese, subito si presenta ripida e tecnica, per poi
rilassarsi per un breve tratto e
riprendere ancora ripido prima di arrivare all’altezza della vegetazione.
Entrati nel bosco la traccia si allarga e le pendenze si addolciscono
regalandoci più volte scorci su panorami incantevoli. Si continua a scendere
fino a Capanna Tassoni (comune di Fanano) dove sostiamo per qualche minuto
per mangiare un boccone e far sfogare Davide e l’ormai amico Mauro, i quali
sembrano accomunati dalla stessa passione di escursionisti-ricercatori
(entrambi consultavano contemporaneamente le innumerevoli cartine che
avevano con loro!!!).
Ripartiamo e dopo una carraia bella, pedalabile e lunga, ma aperta al
traffico, torniamo al punto di partenza, il passo di Croce Arcana; da qui
Mauro ci porta su una variante per riscendere all’inizio del percorso da
Down Hill, che coincide quasi con la stazione di arrivo della cabinovia (e
la cosa questa volta va molto meglio…). Ora è la volta della discesa da Down
Hill che ha portato Davide fin quassù: anche questa parte con un single
track, non ripidissimo ma TROPPO veloce per proseguire con un tuffo nel
bosco con semicurve da cardiopalma. Arrivati al primo bivio Mauro ci lascia
e noi due ci ritroviamo con la possibilità di tre possibili discese.
Scegliamo con ponderazione la pista contrassegnata come “rossa”, scartando
le due estremità “nera” e “blu” .
Dopo circa due chilometri non siamo però soddisfatti della scelta, la pista
è rimasta troppo larga e poco tecnica, per un downhiller la difficoltà può
nascere dalla velocità, ma per noi nessuna emozione… Continuiamo la discesa
un po’ amareggiati fino ad incrociare la pista “nera” e senza chiedere il
consenso, di mia iniziativa, la inforco. Per un tratto viene apprezzata, ma
poi, come il colore suggeriva, la pista diventava NERA e non essendo dotati
di manico o di doti da funambolo ci è toccato fare qualche pezzo a piedi.
Ovviamente arrivati al parcheggio è finita anche l’escursione… o quasi!
Davide per arrivare ai 1000 metri di dislivello o preso dalla malinconia di
Monte Marcello, si è inventato l’esistenza di una scalinata… Mai trovata! La
giornata è quindi finita coi piedi sotto il tavolo per le ore 15:00 davanti
a una fiorentina studiando un ritorno a questi monti. |
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Mirko |
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