24/08/08   LAGO SCAFFAIOLO

Normalmente nel diario di bordo vengono riportate quelle uscite particolarmente partecipate in quanto, più persone ci sono, più ci si diverte e più è facile che qualcuno compia qualche asinata o che spari qualche coglionata. E più è facile il compito di chi scrive il diario di bordo.

Questa uscita quindi viene qui descritta o perché in due siamo riusciti a compiere più stupidate che in dieci (10?) o perché si è dimostrata particolarmente interessante, sia dal punto di vista paesaggistico, storico ma soprattutto tecnico (con una ciclabilità del 98%): forse sono vere entrambe le cose, ma lascio a voi lettori  l'ardua sentenza.

L'idea di partenza era molto semplice: partire da Cutigliano (PT) (783 m s.l.m.), arrivare a Passo di Croce Arcana (1737 m), fare una puntatina al Lago Scaffaiolo, poi un giretto nel modenese e tornare al punto di partenza magari sfruttando uno dei pistini da down-hill. Per non fare troppo dislivello allora abbiamo giocato sporco: c'è una modernissima cabinovia pronta per noi, sfruttiamola! In 6 minuti saliamo gli 800 m circa che separano Cutigliano dalla Doganaccia (1547 m), con una velocità di 8 minuti al secondo (direi proprio come gli impianti d Febbio2000!): i 6 minuti più lunghi della giornata per Mirko, in balìa dei rollii e dei beccheggi della cabina ad almeno un centinaio di metri dal suolo!

 

Funivia alla Doganaccia

Dunque si parte in salita, voltando le spalle ai pistini da down-hill e puntando al Passo di Croce Arcana (1675 m): la salita non è tanta, ma imbocchiamo un sentiero assai ripido che ci taglia gambe, fegato e anima ancora prima di partire. Ad un certo punto decidiamo di ripiegare per la stradina ghiaiata lì vicina. Una foto di rito al Passo (qui a dx) e poi ci voltiamo in direzione Lago Scaffaiolo: ci aspetta qualche chilometro di crinale e temiamo che non sia ciclabile. Invece risulta essere ciclabile quasi al 100%, solo qualche sasso insidioso a volte ci minaccia e ci impone la massima attenzione. Passaggi tecnici a non finire dunque, ma direi tutti fattibili. Mirko è alle stelle: ogni tre secondi grida: "questo sentiero è una bomba!" ed io di rimando: "è una favola!". Se un sentiero è così in salita figuriamoci a percorrerlo in discesa!

 
Passo di Croce Arcana

Arriviamo allo Scaffaiolo (1784 m) veramente carichi: come se non bastasse ora il panorama si arricchisce di due nuove perle: la vista sul lago (direi magico) e sul Corno alle Scale. Solo le nuvole ci impediscono di vedere molto lontano: peccato. Vorrei fare 100000 foto e comincio con la prima (qui a dx), ma poi familiarizziamo con un biker solitario con una strana bici: ha sia i freni a disco che i v-brake, sembra da discesa (ed in effetti è un cancello da almeno 16 kg), ma intuiamo che è uno di quei casi che ti possono dimostrare quanto poco conti la MTB che monti e quanto conti il biker. Quindi umilmente gli chiediamo qualche consiglio sugli itinerari della zona.

 
Lago Scaffaiolo

Il biker si dimostra una miniera di informazioni e, soprattutto, sapendo che veniamo fin da Reggio per vedere questi posti è contento di farceli conoscere e ci propone di accompagnarlo per il sentiero 401/339/401 fino al Passo della Riva (1454 m) e poi per il 445 fino a Capanna Tassone, che dice essere uno dei top della zona: accettiamo al volo, senza pensare alle eventuali distanze e dislivelli che avremmo dovuto affrontare. Di foto non ne ho avuto il tempo di farle. Si inizia con un abbassamento significativo della sella e con tornantini un po' sassosi ma fattibili e divertenti, per poi scendere in un bel single-track. Ad un certo punto i sassi diventano un po' troppi e - tra me e me - comincio a chiedermi se ho fatto bene ad accettare i consigli del biker ed a seguirlo. Comunque lui non scende quasi mai dalla sella, mentre noi facciamo almeno un centinaio di metri (e forse poco più) a piedi. Poi ci dice: "sì, qui era un po' sassoso, ma ora ricomincia il divertimento!". Ed in effetti il divertimento inizia davvero: una bellissima discesa in single-track che, se impari a conoscerla, la fai tutta d'un fiato fino a Capanna Tassone (1316 m). Un vero gioiellino questo sentiero (e abbastanza lungo): peccato che sia finito (sentieri del genere non saziano mai).

Una sosta a Capanna Tassone (ottimo punto tappa) ci ritempra e poi, su forestale (ahimè: non interdetta al traffico!) risaliamo con pendenza costante (ed abbastanza sostenuta) al Passo di Croce Arcana. Un altro bellissimo sentiero ci riconduce agli impianti di risalita della Doganaccia. Qui salutiamo il nostro amico e cominciano i guai. Da qualche parte ho letto - non so dove - che il pistino da down-hill non è poi una cosa così difficile da percorrere e che una bike All Mountain è sufficiente. Sono d'accordo per la bike, ma NON sul fatto che sia FACILE: ma andiamo per ordine.

 

Discesa da Passo di Croce Arcana.

Iniziamo il percorso con un bel discesone che si restringe poi a single-track più o meno guidato ed un saltone alla Monteduro. Ci si presentano poi tre possibilità: la pista blu, la rossa e la nera. Scegliamo il pistino rosso e lo percorriamo per un bel po', ma altro non è una carraia bella all'inizio (terra battuta), ma ghiaiata (anche un po' ciottolosa) poi, in cui si acquisisce in breve elevate velocità. Non è remunerativa per un normale biker.

Ad un certo punto (credo a quota 1000 m circa) ne abbiamo avuto abbastanza di questa carraia (che, se fatta piano ha difficoltà pressoché nulle e non presenta grandi interessi) e, incrociato il sentiero nero alle nostre spalle (un single-track interessantissimo), rimpiangiamo di non averlo imboccato subito. Più avanti rivediamo il sentiero nero in discesa e lo imbocchiamo senza pensarci su due volte: dapprima è stupendo e tecnicamente impegnativo, poi, in almeno tre punti, diventa troppo impegnativo per noi e decidiamo di non rischiare: qualche tratto troppo pendente, seguito immediatamente da tornantini abbastanza stretti li facciamo a piedi, poi riprendiamo ed arriviamo al parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina.

Una cosa è certa: per un normale biker la rossa ha difficoltà (e bellezza di percorso) pari a zero (in una scala da 1 a 10), la nera vale 10 !!! non c'è proporzionalità !!!

Alla fine abbiamo percorso qualcosa come 1000 m di dislivello in salita (o poco più) e 1800 m in discesa in 30 km, ma quasi non si sentono; un giro di mezza giornata in un giorno di mezza estate!

Dopo una giro del genere, come non finire in territorio toscano con una bella fiorentina da 1 kg, con contorno di patate ed una deliziosa torta ai mirtilli? Forse - e qui utilizzo una frase fatta ma la voglio comunque scrivere - è stato il momento più impegnativo della giornata.

 

Mirko alle prese con la fiorentina.

Debbo dire che mi dispiace molto che il giro dell'Orrido di Botri non si sia potuto fare, per il fatto che sarei stato molto felice far conoscere un angolo di paradiso praticamente incontaminato a quante più persone possibile, proprio come al biker incontrato allo Scaffaiolo faceva piacere far conoscere le sue montagne a me ed a Mirko. Ma ho in mente altre mete, altri progetti ed altri luoghi da esplorare ed il tempo libero è così poco... non so se o quando lo si potrà riproporre: forse il prossimo anno, forse...

   

Davide

     
Ecco qui la versione di Mirko:    
     

Ciao giovani baldanzosi, questa volta l’escursione ve la racconto anch'io, cioè Mirko.
La protagonista è la “gita” di domenica 24 agosto 2008, la giornata che era stata dedicata da calendario all’Orrido dei Botri, programma che anche questa volta è saltato causa ferie di massa.
Aria di ammutinamento si avvertiva già dal venerdì, quando con Davide abbiamo deciso di buttarci in una giornata all’insegna della scoperta. Dopo una sveglia impossibile (5:30), la partenza alle 6:30 e l’arrivo programmato per le 9:00 (Cutigliano non arrivava mai!), Davide decide di dirmi che di certezze per la giornata ce ne erano solo due: la prima era la discesa dalla pista di Down Hill e, la seconda, me la sbatte davanti dopo 50 metri dal parcheggio, ed era la cabinovia (TERRORE! Per me questa è stata la difficoltà maggiore del giro!). Superata questa prima asperità, erano poco meno delle 10:00, siamo finalmente montati in sella. Saliamo fino al passo di Croce Arcana, circa a un km e mezzo su carraia percorribile anche dalle macchine,ma  ovviamente noi abbiamo preferito una variante da Off Road, però non è andata esattamente come speravamo.
Da qui, dopo le foto di rito, abbiamo imboccato il sentiero 00 verso il lago Scafaiolo, ed abbiamo trovato la prima dolce sorpresa: uno splendido single track a mezza costa, tutto pedalabile e quasi pari fino al lago. All’arrivo siamo rimasti senza parole né fiato,complice anche il tempo che per metà sentiero ci ha accompagnati con una nuvola bassa e cinerea, che non prometteva niente di buono.
E invece, con l’aprirsi del cielo, il colore è divenuto turchese e limpidissimo risaltando la vallata splendida mirabile dal laghetto.
Giunti qui Davide aveva terminato il suo programma e non avevamo ben chiaro le alternative sul da farsi. Avvistiamo un ciclista e, decisi, ci siamo avvicinati, era l’unico biker presente al lago al nostro arrivo (il quale, oltretutto, ci ha pagati nella salita); gli chiediamo qualche informazione e lui, ben lieto di rispondere, ci riempie con un milione di possibilità che ci si presentavano. Poi ci chiede giocondo se volevamo aggregarci a lui, attraendoci col dire che l’itinerario che si accingeva a percorrere era il suo preferito e promettendoci che non sarebbe stato massacrante.
Dopo pochi secondi io e Davide estasiati dai racconti dell’ometto accettiamo la proposta. Dal lago Scafaiolo quindi imbocchiamo una nuova traccia singola che scende verso il modenese, subito si presenta ripida e tecnica, per poi rilassarsi per un breve tratto e riprendere ancora ripido prima di arrivare all’altezza della vegetazione.
Entrati nel bosco la traccia si allarga e le pendenze si addolciscono regalandoci più volte scorci su panorami incantevoli. Si continua a scendere fino a Capanna Tassoni (comune di Fanano) dove sostiamo per qualche minuto per mangiare un boccone e far sfogare Davide e l’ormai amico Mauro, i quali sembrano accomunati dalla stessa passione di escursionisti-ricercatori (entrambi consultavano contemporaneamente le innumerevoli cartine che avevano con loro!!!).
Ripartiamo e dopo  una carraia bella, pedalabile e lunga, ma aperta al traffico, torniamo al punto di partenza, il passo di Croce Arcana; da qui Mauro ci porta su una variante per riscendere all’inizio del percorso da Down Hill, che coincide quasi con la stazione di arrivo della cabinovia (e la cosa questa volta va molto meglio…). Ora è la volta della discesa da Down Hill che ha portato Davide fin quassù: anche questa parte con un single track, non ripidissimo ma TROPPO veloce per proseguire con un tuffo nel bosco con semicurve da cardiopalma. Arrivati al primo bivio Mauro ci lascia e noi due ci ritroviamo con la possibilità di tre possibili discese. Scegliamo con ponderazione la pista contrassegnata come “rossa”, scartando le due estremità “nera” e “blu” .
Dopo circa due chilometri non siamo però soddisfatti della scelta, la pista è rimasta troppo larga e poco tecnica, per un downhiller la difficoltà può nascere dalla velocità, ma per noi nessuna emozione… Continuiamo la discesa un po’ amareggiati fino ad incrociare la pista “nera” e senza chiedere il consenso, di mia iniziativa, la inforco. Per un tratto viene apprezzata, ma poi, come il colore suggeriva, la pista diventava NERA e non essendo dotati di manico o di doti da funambolo ci è toccato fare qualche pezzo a piedi. Ovviamente arrivati al parcheggio è finita anche l’escursione… o quasi! Davide per arrivare ai 1000 metri di dislivello o preso dalla malinconia di Monte Marcello, si è inventato l’esistenza di una scalinata… Mai trovata! La giornata è quindi finita coi piedi sotto il tavolo per le ore 15:00 davanti a una fiorentina studiando un ritorno a questi monti.

     
   

Mirko